Continui a lamentarti che non hai tempo, che ormai è tardi però appena qualcuno ti chiama perché ha bisogno di te, corri sempre.
Per cambiare lavoro, chiudere una relazione che si trascina per inerzia, smettere di pensare a tutti prima di sé stesse, diventare la persona che sentivi di essere, da qualche parte, molto tempo fa e che abbiamo perso di vista tra i mille ruoli e il bisogno di approvazione c'è sempre tempo. Se sei ancora viva non sei finita.
Questa frase è la cartina tornasole perfetta del filtro con cui leggiamo la nostra vita. Descrive cosa succede quando si aspetta così a lungo che il cambiamento arrivi da fuori, un miracoloso salto quantico portato da una circostanza, una persona, un evento abbastanza grande, e a volte traumatico, da giustificare e darsi il permesso di cambiare. Solo perché non sappiamo, o si dimentichiamo, che quel cambiamento possiamo crearlo.
Questo articolo parla della differenza tra il cambiamento subito e scelto e della paura che accompagna qualsiasi trasformazione vera e profonda. E, ovviamente, di come puoi ricominciare senza dover stravolgere tutto in un colpo solo.
I segnali che il corpo ti manda
In ambito olistico e spirituale ormai da anni si parla di corpo e probabilmente ti sta già dando diversi segnali che qualcosa non va più bene. Soprattutto se hai compiuto i 40 anni potresti esserti accorta che tutto ciò che hai tollerato per anni, adesso ti dà i nervi.
Prima che tu riesca a capire a livello mentale e razionale cosa non va, il tuo corpo re-agisce: mal di testa più frequenti, spalle tese, mandibola serrata, sonno intermittente come le luci dell'albero di Natale. Dai la colpa agli ormoni, al caldo e allo stress, tutte cose plausibili, per altro, ma non valuti il resto.
Il corpo è il tuo principale strumento per connetterti all'intuito e al mondo.
Le neuroscienze chiamano questo processo neurocezione cioè la capacità del sistema nervoso di rilevare segnali di sicurezza o pericolo nell'ambiente, nelle relazioni, nelle situazioni, prima che la corteccia prefrontale ne sia consapevole. È un processo automatico, continuo, e incredibilmente preciso. Il corpo ti parla in continuazione, ma non siamo stati educati.
Ne ho parlato in questo corso per imparare a scegliere con leggerezza e distinguere la mente dall'intuito.
Quando tensione e insoddisfazioni sono costanti
Hai passato anni di adattamento, a soddisfare le aspettative altrui, ai ruoli che abiti e alle dinamiche familiari così profonde che ormai sono parte di te e ti sei abituata alla tensione o insoddisfazione costante. Spesso le donne mi raccontano che si sentono come se avessero molto da esprimere ma gli è stato detto di non ostentare, essere modeste.
Quando arrivi a questo punto potresti smettere di farti domande perché sai che le risposte non ti piaceranno.
Molti pensano che riconnettersi al corpo sia un esercizio spirituale riservato a chi pratica yoga da vent'anni invece, è il primo atto concreto se si vuole iniziare a scegliere e vivere una vita appagante senza il pilota automatico inserito.
Prova a fermarti ogni tanto e domandati: la mia mente e il mio corpo sono nello stesso posto?
Quando ho iniziato questa pratica di consapevolezza, nei primi giorni avevo puntato delle sveglie e quando suonavano facevo attenzione a dove fosse la mia mente. Meditavo già da anni eppure mentre cucinavo, stendevo i panni, ecc. la mente stava organizzando altro, gestendo, pianificando.
Magari ti capita già la mattina mentre bevi il caffe e pensi ai bisogni di tutti, tranne i tuoi e dopo mezz'ora ti chiedi: "Ho bevuto il caffé stamattina?"
Dopo qualche giorno con le sveglie avevo notato che la mente era più presente, mi stavo allenando gradualmente.
Meditare quindici minuti al giorno diventa facile, si fa per dire, ma essere presenti quando non si è in meditazione e si deve gestire il quotidiano con tutte le responsabilità, è un'altra cosa se non hai sani confini.
Sai già cosa fare e non riesci a farlo
Arriviamo a un certo punto della vita sapendo bene cosa non funziona solo che ammetterlo è faticoso.
- Se eviti di restare sola col tuo compagno/a per evitare l'intimità, non serve un genio della lampada per capire cosa non va.
- Il lunedì mattina controlli di avere l'antiacido in borsa prima di andare in ufficio, sai che il momento di cambiare posto o professione si avvicina.
- Non hai mai tempo per te stessa ma ci sei sempre per tutti e quando hai bisogno di qualcosa ti trovi da sola.
Sai cosa serve ma non c'è ancora allineamento tra mente e cuore e quando non c'è coerenza il corpo percepisce quel cambiamento come pericoloso.
La paura della trasformazione è normale
Cambiare significa lasciare andare un'identità conosciuta per abitarne una che è ancora indefinita. Anche se la situazione ti fa stare male, ti è familiare, fa soffrire, ma non ci spaventa perché ci siamo addomesticate a sopportare.
È per questo che si sa cosa fare e non si riesce a farlo perché ogni passo fuori dal recinto è percepito come una minaccia.
Non hai bisogno di qualcuno che ti dica cosa fare, ma come farlo attivando le tue risorse interiori per dare forma a ciò che senti allineato alla versione di te attuale.
Il ruolo delle relazioni e dei sistemi familiari
C'è un'altra variabile che complica tutto: spesso le persone intorno a te hanno interesse, consapevole o no, a tenerti dove sei.
Può sembrarti egoista, ma il tuo cambiamento disturba un equilibrio a cui anche loro si sono adattati e diventa dimostrazione che cambiare è possibile anche se loro non hanno avuto il coraggio di farlo. In pratica diventerai scomoda per alcuni e di ispirazione per altri.
Quando inizi a mettere confini la famiglia, che aveva imparato a contare sempre su di te, attiva resistenza. Magari mettono il broncio se non vai a pranzo tutte le domeniche dai genitori ma una scampagnata in montagna puoi farla ogni tanto senza sentirti una cattiva figlia.
Sì, lo so, sto dicendo cose scomode ma sto giocando a nascondino con le tue resistenze al cambiamento per fartele vedere tutte.
Se sei stanca di occuparti solo dei figli e vuoi riprendere a lavorare stai chiedendo spazio che prima era per loro e anche la collega che smette di dire sempre Sì o si licenzia perché ha trovato un posto migliore, rompe una sorta di patto e genera invidia o rabbia.
Il cambiamento autentico e profondo riorganizza la persona e anche i sistemi intorno a lei. Ed è esattamente per questo che fa così paura. La questione è personale, relazionale, sistemica e tocca tutti.
E so perfettamente che la solitudine che si sente in questi momenti di trasformazione non è solo un'impressione.
Mi è capitato spesso di sentirmi sola contro il mondo e so che rischi di desistere e mollare al primo ostacolo perché l'universo ti ha mandato un segno. Eh no! Non farti fregare dalla mente.
Prendi una decisione invece di chiedere il permesso
Hai mai pensato che a volte chiedere consiglio agli altri diventa un modo furbo per aspettare che qualcuno ti dia il permesso di cambiare. Si chiede al partner, ai figli, ai genitori alle amiche a volte persino ai colleghi e ci si dimentica che ognuno ti darà una sua versione della storia che non è la tua.
Non devi avere il consenso per cambiare, vivere, esistere, respirare, meritare e prosperare.
Questo meccanismo affonda le radici in sistemi familiari in cui esprimere bisogni propri era rischioso, in cui l'armonia del gruppo aveva la precedenza sull'individuo e l'amore era condizionato alla conformità. Sono le tue ferite dell'anima a farti agire con abitudini profonde e adattamenti. Il primo passo è riconoscere questi pattern e sentirli nel corpo.
Cambiare vita senza stravolgere tutto in un colpo
Esiste un'idea diffusa del cambiamento come momento di rottura netto, visibile, irreversibile, stile salto quantico con un prima e un dopo. Si lascia il lavoro. Si parte. Si ricomincia da zero. Ci si separa o si ha un lutto.
Purtroppo a volte la vita sceglie per noi e non possiamo impedire gli eventi, ma non è l'unico modo per crescere, e spesso non è nemmeno indolore.
Le trasformazioni che durano nel tempo non sono quasi mai strappi, ma processi che somigliano più a un lento ricablaggio del modo in cui ci si percepisce e ci si muove nel mondo. Per costruire la realtà che desideri servono visione chiara, costanza e la giusta strategia.
Il corpo è un alleato
Inutile girarci attorno: puoi pensare positivo, ripeterti affermazioni positive ma se non parti dal corpo ogni volta che cerchi di fare qualcosa di diverso, o rompere un'abitudine, il corpo si blocca e ti sabota e no, non sarà un segno dell'universo ma delle resistenze al cambiamento.
Ti faccio un esempio banale. Se vuoi smettere di fumare, la prima cosa da fare è smettere di comprare le sigarette. Comprarle e cercare di resistere alla tentazione complica solo le cose. Se vuoi scrivere un libro, mettiti al pc e scrivi. Non ti serve altro.
Quando cambi le abitudini il tuo cervello produce sostanze diverse e attiva connessioni nuove. Non voglio annoiarti con discorsi complessi e non devi fidarti di me ma di quello che le ricerche sulla neuroplasticità spiegano.
Puoi capire perfettamente perché metti gli altri prima di te, leggere ogni libro sulla co-dipendenza, fare anni di terapia, avere una consapevolezza cristallina del proprio schema. E continuare a comportarti allo stesso modo nel momento in cui qualcuno chiede qualcosa e tu ti attivi perché è una risposta automatica.
Se fossi così presente e disponibile verso te stessa come lo sei per gli altri, la tua vita sarebbe molto più appagante e stimolante.
Il comportamento non cambia a livello cognitivo. Puoi pensare di fare meditazione, ma sederti a meditare è altro. Puoi pensare all'infinito come sarebbe bello fare il lavoro dei tuoi sogni, ma se continui a fare sempre le stesse cose, non puoi aspettarti risultati diversi.
E questo richiede pratica, ripetizione, e una certa gentilezza verso i propri tempi.
Piccoli passi che educano il sistema
Educare il corpo al cambiamento significa iniziare da azioni che siano abbastanza nuove e significative da creare un'esperienza diversa, ma altrettanto piccole da non attivare resistenze e paura.
Inizia con una piccola scelta diversa, ripetuta abbastanza volte da diventare familiare. Poi un'altra e un'altra ancora. Non ti sto dicendo che domani vai al lavoro e ti licenzi, anzi!
Anni fa mi contattò M. lavorava in un negozio naturale e non ne poteva più della sua titolare perché si era attivata una dinamica di competizione e non perdeva occasione per metterle i bastoni tra le ruote. Era decisa a cambiare lavoro. Abbiamo fatto un paio di incontri e si è accorta che il suo approccio stava cambiando ed era grata per il lavoro che aveva. Voleva comunque avviare qualcosa di suo. Abbiamo elaborato alcune proposte da proporre alla titolare e sono state accolte di buon grado. Inoltre, ha avviato laboratori e incontri al di là del lavoro in negozio con il benestare della sua titolare.
Questo processo non è stato lineare: ci sono stati giorni in cui tornava ai vecchi schemi, e sapeva essere parte della trasformazione, e altri in cui tutto accelerava e fluiva in modo sorprendente.
Riparti da te, per una volta
Non ti serve un piano perfetto ma per favore smetti di aspettare il momento ideale perché non esiste e, personalmente, credo abbia più senso muoversi consapevolmente che re-agire agli eventi. Invece di aspettare il licenziamento, un tradimento o che il medico ti faccia fare accertamenti, dai una possibilità al cambiamento che desideri.
Parti da queste domande:
- Cosa sto sentendo nel corpo, adesso, rispetto alla situazione X o alla mia vita?
- Sei felice di alzarti al mattino e vivere un'altra giornata?
Fai attenzione a cosa senti nel corpo, non a cosa pensi (so che non è immediato ma provaci).
A che punto sei
Riconoscere cosa non va e vedere con chiarezza dove sei, ti aiuta a rompere le programmazioni e gli schemi, gli toglie forza.
Questo richiede una certa onestà con sé stesse che talvolta non è piacevole, però è l'unico punto di partenza che funziona, perché altrimenti qualsiasi trasformazione costruita su una lettura distorta della situazione attuale, produrrà risultati parziali o temporanei, lontani da ciò che vuoi davvero.
La differenza tra subire e creare
Il cambiamento subìto arriva da fuori con una crisi o una perdita che genera un punto di rottura e costringe alla trasformazione, ma spesso a un impatto emotivo molto alto (leggi trauma).
Il cambiamento creato inizia dall'interno, grazie a una decisione anche piccola che lentamente, e nonostante la paura e la fatica iniziale, crea una nuova routine. Se sai andare in bicicletta probabilmente sarai caduta qualche volta, avrai perso l'equilibrio e ti sarai sbucciata le ginocchia. Magari avrai avuto paura di cadere di nuovo eppure non hai mollato. Pedalare e mantenere l'equilibrio è diventato sempre più naturale con tempo e vale per qualsiasi altra cosa che hai imparato.
Ai miei figli dico spesso che possono scegliere di non fare una cosa che non piace loro ma altro è evitarla perché ci fa paura.
Il corpo percepisce la novità come pericolosa anche quando non lo è davvero. (Ti risparmio gli spiegoni sul perché funzioniamo così ma a loro li faccio)
Domande frequenti sul cambiamento
Come faccio a capire se è il momento giusto per cambiare?
Non esiste il momento giusto. Quando il costo di restare dove sei supera la paura di muoverti sarà naturale farlo. Se il corpo ti manda segnali da mesi stai solo rimandando ma le condizioni ci sono già. Non aspettare che la vita scelga per te.
Ho paura che cambiando io, le persone intorno a me mi lasceranno.
Alcune relazioni si riorganizzeranno, altre no. Ma chiediti se le persone che restano se tu non cambi, stanno amando te o perché gli fai comodo? Le relazioni che reggono il cambiamento diventano più forti. Quelle che non lo reggono ti stavano già costando qualcosa, solo che lo stavi pagando tu, in silenzio. Si dice spesso che gli amici si vedono nel momento del bisogno. Secondo me si vedono anche nel momento del successo. Quante persone spariscono dopo una notizia di gravidanza, promozione, matrimonio o separazione?
Non ho tempo per lavorare su me stessa.
È la frase più ricorrente che sento. E la domanda che faccio sempre è: non hai tempo per te ma ce l'hai per tutti gli altri? Se la risposta è sì, il problema non è solo come gestisci il tuo tempo, ma la priorità che ti dai. Anche 15 minuti al giorno di presenza consapevole, senza telefono, senza lista della spesa in testa, senza risolvere problemi altrui, sono un inizio.
Serve andare in terapia per cambiare?
La terapia è preziosa quando ci sono traumi, disturbi o sofferenze che richiedono un intervento clinico. Per fortuna non tutti i cambiamenti richiedono terapia perché alcuni passaggi sono evoluzioni naturali che a volte richiedono struttura, guida pratica e uno specchio che ti aiuti a vedere dove sei e dove vuoi andare. Sono cose diverse e possono coesistere.
Ho già provato a cambiare e sono tornata al punto di partenza. Sono un caso perso?
No, sei una persona che ha provato a cambiare, magari da sola, senza una struttura che ti sostenesse nel momento in cui le vecchie abitudini tiravano indietro. Ma è il funzionamento normale del cervello che ti protegge da ciò che non conosce. Cambiare richiede forza di volontà ma anche di avere qualcuno che ti aiuta ad aprirti al nuovo con leggerezza e facilità.
Non devi farlo da sola
Una delle cose che per me è sempre stata forte è dover affrontare i cambiamenti con la sensazione di essere sola contro il mondo. Soprattutto quando temi che ciò che desideri potrebbe avere un impatto sulla famiglia o le persone che ami (e spesso sono quelle che ti tengono esattamente dove sei, come ti dicevo prima).
Avere uno spazio in cui confrontarsi e una mentore che supporta semplifica tutto. Non perché non ce la faresti da sola, probabilmente sì, con tempistiche più lunghe, ma perché farlo con una struttura, senza sentirti giudicata e con uno sguardo esterno che ti indica la via e risparmia errori, cambia la qualità del percorso.
A settembre, come ogni anno, terrò questa masterclass gratuita per Ripartire da te e attivare il cambiamento. Sarà una prima azione concreta per fermarti, capire dove sei, cosa vuoi davvero e cosa ti blocca.
È il momento di prenderti cura anche di te, inizia da qui.
Benedizioni,
Silvia