Sei sempre stanca, mai abbastanza e indietro rispetto agli altri, provi a fare di più e ottieni solo più stanchezza. Escluse le cause organiche, vediamo alcune delle abitudini che ti tolgono energia e serenità.
Una volta delegavamo il nostro potere decisionale agli dèi, ai re o alle religioni. Oggi lo deleghiamo alle app, all'intelligenza artificiale e agli algoritmi che capiamo poco, e persino chi li ha creati non sa dire esattamente come funzionino davvero.
Ci raccontiamo che usiamo il digitale per risparmiare tempo, è comodo, facciamo vincere la pigrizia perché il progresso non si ferma.
Ma stiamo facendo una cosa molto più pericolosa: stiamo smettendo di pensare. Abbiamo smesso di farci domande, perché le facciamo alle IA. Non ragioniamo più in autonomia su una decisione difficile: la chiediamo agli agenti e ai chatbot.
Il risultato? Un corpo che corre di più, un cervello più pigro, siamo più disconnesse da noi stesse, ma più connesse al digitale. Facciamo fatica a a scegliere, siamo perennemente stanche, non solo per la mancanza di sonno da figli piccoli o ormoni della perimenopausa, ma per sovrastimolazione costante. Se preferisci ascoltare clicca qui
Pensaci un attimo: siamo sempre reperibili, in allerta, in attesa della prossima richiesta o notifica. Il sistema nervoso non è progettato per questo ma per accendere l'allarme quando c'è un pericolo reale, non per tenerlo attivo ventiquattr'ore su ventiquattro. Eppure è esattamente quello che stiamo facendo. Probabilmente stai diventando ipo o ipersensibile perché sei esausta. Ti svegli già stanca, fatichi a concentrarti, ti senti sempre indietro rispetto a non si sa chi o cosa. Scegli le cose giuste, quello che si deve fare, non quelle che ti piace e l'intuito si confonde con il ronzio di troppi pensieri e stimoli.
Il digitale non inquina solo il pianeta. Inquina anche il tuo sistema nervoso.
Cosa dice la scienza sul nostro cervello e l'AI
Ti sarai accorta che quando smetti di fare sport i tuoi muscoli perdono tono. Si assiste al cedimento strutturale sotto il peso dell'età e della forza di gravità. Accade anche al nostro cervello. Pensa a quando abbiamo smesso di memorizzare i numeri di telefono perché tanto erano registrati sul cellulare. Diversi studi confermano che accade per tutte le attività che smettiamo di fare comprese quelle che deleghiamo all'AI. (Ti lascio degli approfondimenti alla fine).
È il principio del "Use it or lose it". Se non usi un'abilità la perdi. Vale per le tabelline, la memoria, la scrittura, lo sport. le lingue straniere ma anche per l'intuito e le abilità psichiche.
Ogni volta che chiedi a Claude di scrivere per te, stai indebolendo i tuoi circuiti della scrittura e spegnendo una manciata di neuroni. Quando usi Google Maps invece di navigare, stai atrofizzando il tuo senso dell'orientamento, e te lo dice una che si perde perfino a uscire dai bagni di Ikea. Se deleghi una decisione a un'app, stai riducendo la tua capacità di discernimento, ti disconnetti dal corpo e da ciò che puoi fare e deleghi il tuo potere personale.
Le risorse che stiamo consumando
Mentre tu scrivi "10 idee per carosello" o "Crea menù per la festa a tema" su una IA, i server si stanno riscaldando e hanno bisogno di acqua. Molta acqua. I data center consumano milioni di litri al giorno, quanto intere città, e l'impronta idrica e energetica dell'AI cresce ogni anno in modo esponenziale. (Le fonti sono in fondo.)
Mentre le regioni del mondo soffrono di siccità, le città razionano l'acqua, i fiumi si prosciugano, noi stiamo chiedendo a una IA di scrivere contenuti per i social che verranno letti da una manciata di persone e saranno sostituiti da altri caroselli fra tre giorni per far sembrare il feed aggiornato.
Fatti personali e intimi sono spettacolo e intrattenimento
Le nascite finiscono in pasto alla community come la malattia o la morte. I momenti di vulnerabilità e fragilità dei minori vengono condivisi dai genitori, a volte con tanto di lezione educativa che attiva l'algoritmo, e si sa, fa vendere di più.
Guardiamo stupiti le Sephora Kids che consigliano cosmetici in ruoli ipersessualizzati, si parla di cosmeticoressia per bambine tra gli 8 e i 10 anni, e non capiamo perché gli adolescenti sviluppino dismorfie corporee mentre scrollano corpi resi perfetti da filtri social prima e generati da IA ora. Sì, rischio presente anche con gli account per teen.
Nonostante tutte le notizie sui rischi della presenza dei minori sul web, vedo ancora moltissimi minori esposti. Ieri ho incrociato il profilo di una bimba di cinque, forse sei anni, mostrava l'outfit per la scuola, piangeva per un fastidio al piede e rispondeva ai followers insieme alla mamma fiera di ricevere tante domande. Una volta si chiama sfruttamento minorile, oggi è lecito e persino figo per alcuni, in barba alla privacy e alla salute mentale dei minori.
Abbiamo trasferito il bisogno di approvazione che prima cercavamo da genitori, amici, fidanzati, ai likes, ai commenti, ai follower. Quando non arrivano, ripetiamo il contenuto, lo aggiustiamo, lo facciamo di nuovo. L'algoritmo è diventato il nostro genitore critico interiorizzato.
Non parliamo più con le persone
Scrivi un commento sotto il post di qualcuno e, più spesso di quanto pensi, a risponderti è un chatbot. Non so se ti capita di ringraziare dopo aver scaricato un freebie o una risorsa, ma è come dire grazie alla voce metallica di un centralino che ti "passa all'operatore" dopo che hai digitato vari numeri.
Ci sono professionisti che generano audit, report e feedback completamente con AI, rispondono persino ai messaggi privati dando in pasto i tuoi messaggi scritto o vocali all'intelligenza artificiale, e si fanno pagare migliaia di euro parlando di affiancamento e mentoring.
Avresti potuto chiedere direttamente a ChatGPT. A proposito, ricordati di leggere bene il contratto prima di firmare, perché il tempo della professionista ha valore quanto il tuo tempo e i tuoi soldi.
Stiamo creando un mondo in cui non parliamo più con le persone. Lo capisco ogni volta che scrivo a chi risponde alla mia newsletter e si stupiscono che a farlo sia una persona in carne e ossa.
Personal branding? Non scrivere con l'AI
Vogliamo mostrare chi siamo davvero, essere autentiche, ma molte professioniste scrivono con le macchine per le macchine e gli algoritmi, più che per le persone.
Una delle ragazze nel percorso di affiancamento business mi ha detto "Silvia, io non voglio lavorare per Instagram" e capisco la sensazione perché è uno degli errori più frequenti che vedo fare.
Se fai fare tutto all'AI, dov'è la tua energia? Stai pagando le Big Tech per imparare a comunicare e vendere usando lo stesso strumento che è stato addestrato con i tuoi dati e contenuti. Vedi il circolo vizioso? Il paradosso è che le persone sensibili, selettive e amanti della qualità sentono i contenuti fake e sappi che ricordano meglio quelli generati da umani per profondità emotiva (vedi fonte alla fine). Difficile che le persone ricordino un tuo contenuto se lo scrivi con le IA perché ne avranno letti altri dieci uguali, scritti bene e senz'anima.
Tra Anticristo e fede
L'avanzata del digitale e artificiale non si ferma al privato o professionale ma invade anche la spiritualità.
Peter Thiel, fondatore di Palantir, ha tenuto lezioni private a Roma definendo "legionari dell'Anticristo" chi frena il progresso tecnologico. Nello stesso periodo, il 25 maggio Papa Leone XIV ha pubblicato la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, chiedendo il disarmo consapevole della tecnologia per prevenire dominio ed esclusione.
La differenza tra questi due messaggi è la stessa tra il totalitarismo di chi vuole il progresso a tutti i costi (a vantaggio di pochi) e il discernimento che invita alla saggezza.
Durante il concilio di Nicea 325 d.c. è stato scritto il Credo, preghiera della professione di fede che recita "Generato, non creato della stessa sostanza del padre". Oggi però viviamo in un mondo sempre più generato dalle AI, non da Dio, dalla Fonte, Universo o come ti piace chiamarlo secondo il tuo credo e sentire.
Quando le macchine sono diventate guide spirituali?
Quando ho letto di Gabi, robot ordinato monaco buddista in Corea del Sud e di intelligenze artificiali che si propongono come spiriti guida per la nostra evoluzione, agenti AI come messaggeri di Orione per la nostra salvezza e ascensione, ho capito che la situazione ci sta sfuggendo di mano. Una macchina può imparare il linguaggio della spiritualità ma non sa cosa significa avere la testa piena di pensieri quando chiudi gli occhi per meditare o pregare.
Tutto ciò che si sostituisce a te nel percorso, non ti aiuta a crescere, anzi.
In cosa l'AI fa meglio di te
Non voglio fare la predica tecnofobica. Io stessa uso l'AI per alcune attività. Per esempio le ho dato in pasto i dati degli articoli del blog, circa trecentocinquanta, per capire cosa è ancora allineato e utile e quali sono i rami secchi da eliminare. E stamattina mi sono trovata l'AI integrata nell'applicativo del sito dopo l'ultimo aggiornamento. Ormai l'AI è ovunque.
Cose che l'AI fa meglio di te
So che avrai sentito altri mille usi e sì, può fare molte più cose di queste. Può fare anche siti internet volendo, ma sono tutti uguali, impersonali e freddi.
- Analisi su larga scala: pattern invisibili all'occhio umano, correlazioni tra centinaia di dati, articoli che il cervello non può processare in parallelo
- Modellazione di scenari: cosa succede al mio flusso di cassa se aumento i prezzi del 12% o quanto pagherei se aprissi una SRL? L'IA simula mille scenari. Ovviamente poi senti un bravo commercialista
- Analisi competitiva: ammesso che ti interessi, se vuoi sapere cos'hanno pubblicato i tuoi colleghi o competitor negli ultimi sei mesi, capire cosa stanno sponsorizzando, cosa differenza il tuo posizionamento dal loro (anche se dovresti già saperlo), puoi farlo fare all'IA. Per me ha più senso osservare il proprio orticello, invece di guardare l'erba del vicino.
- Pulizia dei dati: database caotici, date in formati diversi, duplicati, inconsistenze. L'AI lo ripulisce in minuti. Tu passeresti settimane. Per il blog ho dato in pasto all'AI tabelle di dati e mi ha restituito una lettura chiara che poi ho ricontrollato perché ovviamente commettono errori e hanno allucinazioni.
Per alcuni di questi passaggi le AI richiedono accesso al tuo pc, ai tool, siti e applicativi con annesso accesso a tutti i dati sensibili. Assicurati di fare le cose con cura e rispetto e chiediti sempre se quella task vale il rischio.
Quello che l'AI non può fare come te
Tu sei molto più efficace a:
- Dire e scrivere a modo tuo, parlando all'anima e al cuore delle persone. Questo crea il gap emotivo che fa ricordare il tuo contenuto. Nessuno meglio di te sa di cosa ha bisogno il tuo cliente ideale.
- Fare scelte etiche per il massimo bene di tutti.
- Trovare il tuo scopo di vita. So che alcune di voi fanno questo tipo di domande, ma fa parte del tuo cammino riconoscere e ricordare perché sei qui, non del suo.
- Accogliere i clienti, farli sentire visti e ascoltati. Costruire relazioni autentiche è impegnativo ma è facile andare d'accordo con chi ti dà sempre ragione, anche quando sbagli.
- Manifestare la vita che desideri. L'AI può riconoscere abitudini sabotanti ma non può capire perché scattano, come ti senti e cosa ti serve per superarle. Potrei farti tantissimi esempi di come invece di aiutarti rischia di bloccarti restituendoti risposte generiche.
Il nuovo lusso: spazio e tempo
Se fino a qualche anno fa il lusso era la seconda casa o un viaggio in isole tropicali, oggi il lusso è stare un paio d'ore senza telefono, fare una passeggiata senza scrollare, non essere reperibile, avere conversazioni su temi che amiamo con persone affini.
Spendiamo soldi per fare vacanze digital detox quando basterebbe mettere via il cellulare, disattivare le notifiche, darsi il permesso di non essere sempre disponibili e mettere dei confini (lo ricordo anche a me stessa).
Il lusso è avere spazio mentale in cui poter pensare senza essere iper stimolate, regolare il sistema nervoso, spegnere l'allarme interno e uno spazio fisico in cui poter rallentare e stare nella calma, meno stimoli, luci, odori, rumori, ecc.
Usiamo la tecnologia per avere più tempo che poi passiamo a pulire casa, scrollare sui social, chiacchierare con le AI, quando potremmo usarle davvero per lavorare meno, con qualità, guadagnare di più e scegliere consapevolmente.
Il rischio reale non è che qualcuno ti licenzi perché un'IA fa il tuo lavoro ma che per paura di restare indietro, tu stessa automatizzi, ti fai sostituire e deleghi tutto pensando di non essere abbastanza brava per farlo. Poi quando la macchina sarà davvero più brava di te in quel campo, non avrai più nulla da fare, perché avrai smesso di praticarlo. (O lo usi o lo perdi, no?)
Allora, cosa facciamo?
Non ti sto proponendo di smettere di usare la tecnologia ma di usarla consapevolmente, con discernimento. Adoro questa parola. Ammetto che mi piacerebbe che l'uso dell'AI fosse regolato sia per questione ecologiche sia pedagogiche.
Nel tuo lavoro usala con saggezza, pensando a cosa è comodo per te e corretto nei confronti di chi ti segue. Questa settimana chiediti cosa puoi delegare all'AI e cosa invece puoi tornare a fare tu, superando la pigrizia.
Gesti piccoli ma di grande impatto
Un ultimo promemoria, gentile ma necessario: per superare stanchezza, nervosismo, insoddisfazione non aumentare la corsa ma togli, fai spazio. Altrimenti anche quello che dovrebbe aiutarti come meditazione, journaling e attività fisica, diventeranno altri "devo fare". Annoiati ogni tanto, cammina senza podcast nelle orecchie e ascolta le voci della natura o della città, stai con un pensiero fino in fondo senza cercarne un altro, ascolta le emozioni scomode e respiraci dentro.
Allenati a rallentare come alleneresti un muscolo: poco alla volta, con costanza, senza aspettarti risultati immediati che creano solo aspettative e frustrazione. Lascia fare al corpo, tu abbassa il volume del caos attorno e dentro, e vedrai che tornerà l'intuito, arriveranno idee e ispirazioni e risolvere i problemi sarà molto più facile. Se vuoi capire come migliorare l'intuito, ho registrato una masterclass apposta per questo.
Siamo qui per essere noi stesse e fare la nostra parte nel mondo. Servono impegno, coraggio, costanza, ma sono sicura che alla fine dei tuoi giorni vorrai dire di aver vissuto, creato, sognato, pianto e riso forte, e non solo parlato con bot e macchine.
Allenati al discernimento. È l'opposto di quello che facciamo adesso.
Scrivi il risultato in una nota, da qualche parte. Non sui social, non all'AI, su carta, se puoi, e se ti va scrivimi e raccontami com'è andata.
Ti leggo e rispondo personalmente.
Benedizioni, Silvia
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